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Ambulatorio dedicato di ortopedia: Colonna

La colonna vertebrale è costituita da 29 vertebre, 7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari e 5 sacrali.

Ogni singola vertebra è intervallata da un disco vertebrale (struttura fibrocartilaginea), deputato all’ammortizzazione delle sollecitazioni e alla produzione della qualità del movimento

Se è vero che ogni singolo distretto ha caratteristiche proprie è anche vero che la colonna vertebrale deve muoversi in modo coordinato e sinergico per permettere un movimento fluido che non sviluppi compensi e sovraccarichi funzionali generando patologie.

Il sistema vertebrale offre sostegno meccanico allo scheletro appendicolare (braccia e gambe), protezione e difesa al midollo spinale (il collegamento “elettrico” responsabile di trasferire la sensibilità e le informazioni dalla periferia al cervello) e “aggancio” alle 12 paia coste funzionali al contenimento e alla protezione del sistema polmonare e cardiaco.

Dal punto di vista strutturale la colonna vista lateralmente presenta tre curve contrapposte tra loro, la lordosi cervicale, la cifosi toracica e la lordosi lombare. Vista frontalmente invece la colonna non presenta curve

I disturbi funzionali più classici e frequenti sono la sofferenza discale, la rigidità e l’instabilità per quanto riguarda il comparto articolare, e la sofferenza radicolare e neurale per quanto riguarda il tessuto nervoso periferico.

Saper valutare i tessuti e le strutture mal funzionanti e fare una diagnosi differenziata è alla base dell’individuazione delle cure e delle terapie più idonee.

Traduzione “medichese”:

Postura: tutte le immagini che possiamo vedere dello scheletro umano normale lo rappresentano in quella che viene definita Posizione 0. Gambe leggermente divaricate (larghezza del bacino), tronco in asse, scapole allineate ai lati della colonna, capo eretto. Il baricentro ideale “cade” nel punto medio tra i due piedi

Scoliosi: comparsa di curve strutturate nella vista frontale della colonna. Associata ad una rotazione dei corpi vertebrali interessati che in stazione eretta nei casi più gravi o in flessione anteriore generano il classico gibbo toracico (“gobba”). La curva primaria comporta obbligatoriamente una controcurva di compenso (la testa deve rimanere dritta sul corpo!). Il bacino così, come le spalle, risultano disassate. Sempre da valutare l’eventuale dismetria degli arti inferiori (differente lunghezza delle gambe)

Atteggiamento scoliotico: il soggetto in questione assume una posizione che produce la comparsa delle curve di cui sopra, ma a richiesta è in grado di correggere la posizione della colonna. Nel tempo si riduce comunque la funzionalità della colonna e si possono sviluppare disturbi analoghi a quelli della scoliosi strutturata

Iperlordosi: Aumento di una (cervicale o lombare) o più curve (cervicale e lombare) sul piano laterale. L’aumento dei gradi di curvatura penalizza la capacità ammortizzatrice della colonna

Ipercifosi: Aumento della curvatura toracica. Può essere a compenso di un iperlordosi lombare. L’aumento dei gradi di curvatura penalizza la capacità ammortizzatrice della colonna

Rettilinizzazione: Scomparsa delle curve (cervicali, toraciche e/o lombari). Può essere di natura antalgica (un evento traumatico genera una contrattura muscolare di difesa che produce un “appiattimento” della curva), o essere strutturata per un problema posturale

Spondilosi: processo di alterazione della forma vertebrale (artrosi) generalizzata che porta a deformazioni discali ed articolari.

Spondilolistesi: scivolamento di un corpo vertebrale rispetto a quello superiore o inferiore. Si parla di anterolistesi quando lo scivolamento è anteriore e di retrolistesi quando lo scivolamento è posteriore

Spondilouncoartrosi: processo di deformazione del profilo vertebrale che genera appuntimenti ad uncino che possono limitare il normale arco di movimento di un corpo vertebrale sull’altro

Schisi vertebrale: Mancato o incompleta chiusura dell’arco vertebrale posteriore. Il midollo spinale che scorre nel canale midollare si presenta più vulnerabile

Riduzione dello spazio vertebrale: tra due corpi vertebrali il disco interposto perde spessore a causa delle continue eccessive sollecitazione. Il naturale processo di riduzione dell’altezza del disco durante la giornata e successivo risollevamento (imbibizione) perde d’efficacia e progressivamente il disco si assottiglia in modo anomalo.

Riduzione del canale vertebrale (Stenosi): riduzione del diametro del canale vertebrale con conseguente compressione del midollo. Comparsa progressiva di segni neurologici di varia gravità in relazione alla percentuale di restrizione e al numero di vertebre coinvolte

Protrusione: iniziale deformazione del disco intervertebrale che inizia a perdere la sua capacità di ridurre la fisiologica deformazione che si produce con il movimento non riuscendo più a recuperare la sua forma naturale

Ernia: ulteriore deformazione del disco vertebrale per il perdurare delle iper sollecitazioni provocate da una disfunzione di movimento. La parete discale perde elasticità e non riesce più e ripristinare la corretta anatomica del disco. Residua un’evaginazione (“bozzo” come quello di una camera d’aria che si deforma) che può essere più o meno ampia. Se sollecita direttamente delle strutture sensibili come il tessuto neurale può (ma non necessariamente!) produrre un dolore di tipo neurogenico (proveniente dal nervo)

Impronta sul sacco durale: il midollo vertebrale e ricoperto e protetto da un rivestimento neurale innervato (la meninge più esterna). Quando la RMN o la TAC rilevano un’impronta generata dalla deformazione discale sul sacco, significa che la disfunzione si è protratta nel tempo generando questo processo infiammatorio locale

Restringimento forami vertebrali: le vertebre che proteggono con la loro parte posteriore il midollo spinale, sono, come già detto, separate dal disco intervertebrale. I forami laterali sono per l’appunto dei “buchi” laterali formati per metà dalla vertebra superiore e per metà dalla vertebra inferiore per permettere l’uscita laterale delle radici spinali che innervano lo scheletro assile (tronco) e quello appendicolare (gambe e braccia). Quando il disco si assottiglia le vertebre si avvicinano tra loro riducendo la dimensione del forame e producendo una compressione delle radici. La stessa riduzione può però anche essere prodotta da una deformazione artrosica o dalla generazione di becchi osteofitici (risposta di deformazione ossea a sollecitazioni prolungate).

Radicolopatia: sofferenza compressiva della radice nervosa in uscita dal midollo attraverso i forami vertebrali. Può essere generate dalle dinamiche descritte in “restringimento forami vertebrali”.

LomboSciatalgia (o colpo della strega): tutto il tessuto nervoso periferico può andare incontro ad infiammazione e dolore (algia). Il nervo sciatico esce generalmente tra le vertebre lombari L4-L5, considerate da molti, la cerniera di movimento del tronco sul bacino, e per questa ragione è particolarmente coinvolto nelle affezioni della colonna lombare meritando una denominazione e una notorietà tutta particolare. La compressione del nervo sciatico trova sollievo (il più delle volte) con una flessione in avanti del tronco atta a generare un’apertura del forame vertebrale coinvolto che, nell’immaginario popolare è stato paragonato alla posizione curva caratteristica della strega.

Cervicobrachialgia: anche in questo caso parliamo di una sofferenza (algia) del tessuto neurale che parte dal collo (cervico) e può estendersi lungo tutto il braccio (brachio) fino anche alle dita della mano. Formicolio e dolore sono caratteristiche. Peggio con il mantenimento delle posizioni (specie notturne) e con lo stiramento del tessuto neurale, meglio con il movimento dolce e ritmico.

Mi permetto di raccontare una “storia professionale” reale che mi sta molto a cuore.

“Sig. Giovanni, 70 anni, lombalgico cronico, un’attività professionale sedentaria prima della pensione. (è bene ricordare che oltre ad una disfunzione da iperatttività per il muratore – esiste anche quella da ipoattività per l’impiegato).

Dolore notturno, limitazione nel movimento in flessione, nei cambi di posizione e nel mantenimento della stazione eretta prolungata.

Si sottopone ad un ciclo di sedute di riabilitazione che gli portano un discreto beneficio in tutti gli ambiti suddetti. Decide, pertanto (e perché se lo può permettere) di venire a fare una seduta tutti i venerdì alle 14.00!

Per i successivi 7 anni dopo, il Sig. Giovanni che ha tenuto pienamente fede al suo impegno (festività, ferie e leggere malattie esclusi) ha condotto una vita senza limitazioni o sofferenze particolari sia di giorno che di notte.“

Dati oggettivi:

  • Il sig. Giovanni inizia questo programma a 70aa e lo segue fino ai 77aa
  • Il sig. Giovanni, dopo 7 anni stava oggettivamente molto meglio
  • Io non ero (e non sono) un mago e non ho inventato strategie e trattamenti miracolosi

Cosa ci insegna la “storiella” sopra riportata?

  1. Anche se gli anni (e verosimilmente i km percorsi) avanzano, non è affatto detto che si debba necessariamente stare peggio.
  2. Inserire delle variabili che migliorino la qualità del movimento (fisioterapia ma anche attività fisica adeguata e cura delle posture) possono allenare in modo virtuoso “lo stato di funzione” del nostro corpo regalandoci benefici e risultati impensabili
  3. Soffrire non è una condizione obbligatoria dell’età
  4. Non è mai troppo tardi per cominciare a farsi de bene

 

Cosa fare? E con chi?

Visita Diagnostica – tutti gli specialisti indicati

  • Eventuale prescrizione di esami strumentali (tutti gli specialisti indicati)
  • Terapia Infiltrativa e prescrizione farmacologica (tutti gli specialisti indicati)
  • In caso di necessità chirurgiche agevolazioni nella prenotazione negli ospedali di riferimento (tutti gli specialisti indicati)

Trattamento Conservativo – staff fisioterapisti Area Fisio

  • Terapia Manuale: mobilizzazione, rieducazione motoria, rieducazione funzionale (tutti)
  • Terapie Fisiche antidolorifiche antinfiammatorie (Tecar – Tecar SIN – LIMFA) (tutti)
  • Terapie Fisiche rigenerative (LIMFA) (tutti)
  • Uso dello Stabilizer (tutti)
  • Rieducazione Posturale Propriocettiva in piedi e da seduti (Delos Proprioceptive Postual System) (tutti)
  • Utilizzo competente Kinesio Taping Method (tutti)
  • Rieducazione del cammino e del carico corretto (tutti)
  • Correzione dismetria e qualità dell’appoggio plantare (Dott.Ft. Villa – Dott.ssa Ft Salmoiraghi)
  • Allenamento dell’Endurance Respiratoria (Dott.Ft. Villa – Dott.ssa Ft Salmoiraghi)

Trattamenti

  • Infiammazioni e dolori – Tecar SIN

    La Tecar SIN consente il trattamento delle sindromi infiammatorie e dolorifiche, attraverso l’utilizzo di 3 terapie in grado di lavorare sinergicamente.

  • Infiammazioni e dolori – Tecar terapia

    La Tecar Terapia consente il trattamento delle sindromi infiammatorie e dolorifiche.

  • Kinesio Taping

    Il Kinesio Tape crea una stimolazione sulla pelle attraverso la quale è in grado di “condizionare”, in modo naturale, la risposta di numerosi recettori neurali e del tessuto muscolare.

  • Limfa®

    Limfa® è in grado di accelerare la guarigione e la rigenerazione cellulare, con risultati estremamente efficaci.

  • Plantari Formthotics

    Vi presentiamo i plantari Formthotics

  • Potenziamento del respiro – SPIROTIGER

    SPIROTIGER è il sistema di allenamento dell’endurance repiratoria, adottato da Area Fisio.

  • Riabilitazione posturale – DELOS

    DELOS è il sistema di riabilitazione posturale propriocettivo adottato da Area Fisio.

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