• Parliamo di Ergonomia

    Parliamo di Ergonomia

    Ergonomia (ergon = lavoro, nomos = legge) – Servizio di Fisioterapia

    “Scienza che si occupa dell’interazione tra gli elementi di un sistema umani e d’altro tipo) e la funzione per cui vengono applicati allo scopo di migliorare la soddisfazione dell’utente e l’insieme delle prestazioni del sistema” (Wikipedia)

    “Scienza multidisciplinare volta alo studio delle funzioni e dell’interazione tra i seguenti tre elementi che caratterizzano un sistema di lavoro: uomo, macchina (in senso ampio, ambiente” (sito Inail)

    Riassumendo potremmo dire che l’ergonomia è quella scienza che si occupa di studiare come avere, e mantenere, una posizione corretta nelle varie circostanze proposte dalla vita quotidiana (domestiche, professionali, sportive e ludiche) e come intervenire sulle attrezzature utilizzate (sedie, scrivanie, ma anche scale, scope elettriche, posizione dei sedili in auto …).

    Se sapere quindi come muoversi (e le caratteristiche delle suddette attrezzature) è certamente il “primo passo”, ed è in carico ai bio ingegneri e progettisti.

    Riuscire a farlo in modo corretto ma soprattutto duraturo invece può, e deve, essere compito di chi si occupa di movimento, fisioterapisti in primis.

    La teoria senza la pratica, così come la pratica senza la teoria, non possono funzionare e dare risultati soddisfacenti.

    In questa sezione del sito abbiamo parlato di postura, di cosa la può penalizzare e cosa si può fare per migliorarla.

    In questa pagina, vogliamo sottolineare un aspetto spesso dimenticato.

    L’autocorrezione è fondamentale! ma se non mi rendo conto di non essere in posizione corretta mai mi correggerò (prima fase del processo di apprendimento: essere inconsciamente incapaci). Dovrò quindi attendere uno stimolo “esterno”, spontaneo, come la comparsa di mal di schiena, o indotto, perché la mamma ti ha detto per la centesima volta “stai dritto a tavola perché altrimenti ti viene la gobba” (seconda fase del processo di apprendimento: essere consciamente incapaci) per essere capaci di utilizzarla. Sappiamo però, che anche a fronte del nostro impegno, il risultato ultimo sarà tanto meno efficace quanto più sarà faticoso a causa della “cattiva condizione” dei muscoli antigravitari e a causa della necessità di doverselo ricordare (terza fase del processo di apprendimento: essere consciamente capaci).

    L’esercizio terapeutico ha di fatto il compito di “costringere” il nostro sistema nervoso centrale a rimanere focalizzato sulle correzioni richieste, per più volte al giorno, per più giorni, andando a stimolare la capacità plastica del sistema stesso di creare un adattamento sempre più rapido ed efficace fino al punto di diventare automatico (quarta fase del processo di apprendimento: essere inconsciamente capaci).

    Ecco allora che la constatazione di essersi autocorretti, spontaneamente, subito dopo averlo fatto, sarà la prova provata di essere riusciti a raggiungere l’obiettivo ma soprattutto di essere poi in grado di mantenerlo a lungo grazie al rinforzo, selettivo e specifico, dalla ginnastica riabilitativa imparata e applicata nel tempo.

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  • Cos’è e come si usa uno Stabilizer

    Cos’è e come si usa uno Stabilizer

    Lo Stabilizer è un semplice apparecchio in grado di fornire un Biofeedback (informazioni dall’interno del corpo in questo caso) al paziente e all’operatore durante la seduta di fisioterapia.

    I muscoli intorno alla colonna possono essere idealmente suddivisi in “movers” quelli cioè deputati al movimento volontario facili da attivare ogni qual volta decidiamo di spostare un segmento del nostro corpo, e “stabilizers” quelli che si occupano di garantire la stabilità (mantenimento di una posizione corretta) e che lavorano in endurance = resistenza, e che sono più difficili da attivare.

    Il cuscinetto, riempito d’aria, viene posizionato sotto specifiche parti del corpo, e un misuratore analogico segnala, quanto e come il paziente riesca a produrre un attivazione dei muscoli stabilizzatori profondi per il mantenimento della posizione vertebrale richiesta dal terapista.

    Acquisita questa capacità, controllando sul misuratore di essere in grado di raggiungere l’obiettivo fissato, al paziente viene richiesto di ripetere lo stesso compito ma ad occhi chiusi. Quando penserà di aver completato il compito, riaprirà gli occhi per verificare direttamente se la sensazione percepita corrisponda effettivamente al target raggiunto. L’esercizio andrà ripetuto fino a che il paziente non avrà automatizzato la giusta compressione da erogare.

    A questo punto, sfruttando la freschezza dell’informazione tattile sensoriale, lo Stabilizers verrà sostituito da un asciugamano arrotolato sul quale il paziente ripeterà l’intero esercizio andando a rievocare le percezioni appena apprese.

    Questa modalità riabilitativa permette con facilità al paziente di ricreare le condizioni di esercizio anche a livello domiciliare.

     

    La modalità avanza di questo tipo di riabilitazione, prevede che, una volta raggiunta la giusta compressione sul cuscinetto, dopo averla mantenuta per qualche secondo, il paziente produca dei movimenti degli arti superiori (o inferiori) ponendo attenzione a che, durante il movimento stesso, la lancetta del misuratore analogico, non si sposti dal valore di riferimento indicato dal terapista.

    Anche in questo caso, dopo l’esercitazione ad occhi chiusi è possibile dare indicazioni per l’esercizio domiciliare attraverso l’uso di un asciugamano opportunamente posizionato.

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