
Nuovo trattamento in Area Fisio: l’Idrocolonterapia. Cos’è e quali sono i benefici.
L’intestino è il nostro “secondo cervello”. In Area Fisio potete prendervi cura di questo importantissimo organo con l’Idrocolonterapia…
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L’intestino è il nostro “secondo cervello”. In Area Fisio potete prendervi cura di questo importantissimo organo con l’Idrocolonterapia…
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In occasione della Giornata Mondiale della Salute, celebrata ogni anno il 7 aprile, Area Fisio sottolinea l’importanza cruciale della fisioterapia nel promuovere la salute e il benessere generale.
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Un’alimentazione corretta e anche equilibrata, accompagnata da un giusto apporto idrico, è fondamentale per accompagnare il fabbisogno dello sportivo, che sia amatoriale o professionista.
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I fattori mentali più importanti, nell’allenamento e nella competizione, sono il rilassamento, la concentrazione, l’autoconvinzione (intesa come fiducia nelle proprie forze), la motivazione e la consapevolezza rispetto a ciò che si vuole raggiungere, a cosa spinge uno sportivo a portare avanti la sua pratica sportiva.
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L’edema o gonfiore è un aumento visibile e palpabile di liquido spazi interstiziali e intracellulari dell’organismo. Può comparire improvvisamente o in modo lento e graduale e può essere: localizzato, cioè quando interessa una zona circoscritta del corpo oppure generalizzato, quando il gonfiore si estende in tutto il corpo in questo caso si parla di anasarca.
L’edema generalizzato ha come causa:
L’edema localizzato invece può essere causato da:
L’edema si presenta come una tumefazione molle o dura, caratterizzata da gonfiore e sensazione di tensione. Il liquido che si accumula è in prevalenza acqua, ma può essere ricco di proteine in casi di problemi linfatici.
Uno dei criteri diagnostici per riconoscere l’edema si basa sulla compressione della zona tumefatta con un dito. In caso di edema, la pressione lascia un’impronta, più o meno profonda e transitoria, detta segno della fovea.
Per prima cosa il medico dovrà escludere che la causa di gonfiore agli arti inferiori sia di tipo metabolico, cioè deve quindi escludere la presenza dell’edema generalizzato. Successivamente si indaga sulle possibili cause dell’edema localizzato, a quel punto il medico potrebbe chiedere di eseguire degli esami strumentali come: ecodoppler, esami del sangue, tac/rmn/rx in caso di traumi.
È la conseguenza di un’insufficienza venosa, che può essere dovuta a: vene varicose (o varici) o trombosi venosa profonda. Il gonfiore in questi casi ha una consistenza acquosa.
Ne soffrono solitamente le persone che svolgono lavori che prevedono una stazione eretta prolungata, nelle prime fasi o quando è di lieve entità si riduce durante le ore notturne.
Nei casi più gravi possono associarsi segni tipici dell’insufficienza linfatica.
Trattamento:
È un’insufficienza meccanica del sistema linfatico, in questo caso l’edema ha una consistenza più dura. Può essere conseguenza di un danno del tessuto linfatico: tale danno può essere congenito (in questo caso di parla di linfedema primario) oppure conseguenza di agenti esterni (linfedema secondario) come parassiti (filariosi), iatrogeni e problemi/interventi oncologici. Solitamente non provoca dolore e colpisce prevalentemente un arto inferiore solo, se (più raramente) è bilaterale si presenta asimmetrico.
Trattamento:
il trattamento è la terapia decongestionante combinata, cioè un insieme di interventi che servono a diminuire il volume di liquido accumulato e consiste in:
È tipico delle donne. In questa patologia gli adipociti sono più grandi del normale e il percorso dei capillari è maggiormente tortuoso. Di solito si localizza nella zona del trocantere e scende verso il basso fino alla caviglia, il piede non è coinvolto. Le pazienti possono riferire dolore alla pressione.
Trattamento:
Linfodrenaggio Manuale è una tecnica di massaggio che esercita il suo effetto a livello dei tessuti superficiali (cute e sottocute). La sua azione stimola un aumento della linfoangiomotricità, favorendo spostamento di liquidi, di proteine e cellule immunitarie ed eliminazione di cataboliti e scorie dall’interstizio ai vasi linfatici.
Una caratteristica fondamentale è rappresentata dall’alternanza di pressione estremamente leggera (30-40 mmHg). È necessario evitare ogni tipo di irritazione della cute (sfregamento, scivolamento, pressione eccessiva e costante, manualità brusche e “di taglio”) è preferibile non usare oli o creme per evitare di perdere il controllo della manualità che nel suo specifico consiste in un trazionamento della pelle.
Nel campo estetico il linfodrenaggio trova applicazione nel trattamento della cellulite perché migliora la vascolarizzazione e impedisce il progredire della patologia.
La cellulite è sempre caratterizzata da edema. Le cellule adipose che si trovano sotto l’epidermide sono circondate da liquido extracellulare che fornisce nutrimento e raccoglie le sostanze di scarto. L’edema è causato da una cattiva microcircolazione arterio-venosa e linfatica; ne consegue che gli adipociti non sono nutriti adeguatamente e che il liquido che le circonda non viene ripulito, rimanendo così pregno di sostanze di rifiuto. Quando il livello di rifiuti sale troppo, la regolazione normale di fuori uscita e riassorbimento dei liquidi viene meno e si riversa ancora più liquido extracellulare: questo fenomeno prende comunemente il nome di ritenzione idrica. Più aumentano i liquidi più aumenta la pressione sui lobuli del collagene (fibre che servono a mantenere in sede le cellule adipose); questa maggiore pressione comporta l’indebolimento dei lobuli, la formazione della buccia d’arancia e la produzione di ulteriore collagene con struttura cicatriziale (portando alla formazione di noduli) che si lega all’epidermide tirandola verso il basso (visivamente osserviamo i “buchi” della cellulite).
L’eccesso di liquidi inoltre crea uno stato infiammatorio che rende i tessuti più sensibili al dolore, motivo per cui molte donne sentono male alla pressione sulla pelle.
Agendo precocemente sull’edema evitiamo sia la formazione dei classici segni della cellulite sia che la patologia si aggravi al punto da portare ad alterazioni strutturali talvolta non reversibili.A cura di Silvia Salmoiraghi.

La buona riuscita in un percorso dimagrante, con risultati duraturi, sta nell’imparare ad avere un’alimentazione sana. Ecco alcuni preziosissimi suggerimenti della dottoressa Frattini.
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La ridefinizione della nostra immagine corporea si basa, come noto, prevalentemente su dimagrimento e tonificazione tissutale/muscolare.
Il dott. Villa illustra le principali tecnologie utilizzate presso Area Fisio.

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) fornisce la seguente definizione dei disturbi del comportamento alimentare (DCO): “I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale”.
Il DSM fornisce inoltre diverse categorie di disturbi del comportamento alimentare che possiamo sintetizzare nelle due principali: anoressia e bulimia.
Per quanto riguarda il cibo, negli esseri umani esso non ha solo il significato della nutrizione, ma riveste anche un senso affettivo e relazionale. I nostri stati d’animo risentono e condizionano il nostro modo di mangiare e in maniera del tutto soggettiva. Ad esempio, quando si è tristi, in alcuni casi si può sentire il bisogno di mangiare di più, anche in maniera irrefrenabile e compulsiva, in altri casi invece questo desiderio scompare del tutto. Il comportamento alimentare può assumere dunque sia un significato relazionale e comunicativo, per cui il rifiuto di mangiare sarebbe il rifiuto delle persone che ci sono più vicine, sia un valore simbolico di compensazione di ciò che manca o addirittura il significato di “cura” di uno stato d’animo depresso. Il cibo può assumere cioè la funzione di “farmaco”, sappiamo infatti come il cioccolato possa funzionare come una sorta di antidepressivo.
Anoressia e bulimia: qual è il loro significato?
Un disturbo del comportamento alimentare non riguarda dunque solo la sfera dell’alimentazione. Non costituisce cioè un puro problema di appetito bensì la punta di un iceberg, la manifestazione di una o più difficoltà della sfera psichica, che affondano le loro radici nella storia individuale della persona.
Possiamo considerare l’anoressia e la bulimia come due declinazioni dello stesso fenomeno.
L’anoressia è un rifiuto, spesso drastico e persistente, di mangiare; è, in effetti, il rifiuto della vita stessa e di ogni legame con l’altro. Essa rappresenta la realizzazione di un unico, mortifero desiderio: quello di non avere più alcun desiderio. In effetti l’anoressia, prima che una malattia, è un tratto, uno stile, è la posizione soggettiva che si assume nei confronti della vita, una posizione di rifiuto tenace, grazie al quale la persona anoressica può trarre dal dire “no” a tutto, non solo al cibo, il proprio personale godimento.
L’anoressica – l’anoressia è una condizione per lo più femminile – in effetti non soffre. Sicuramente si ammala, fa ammalare il suo corpo di denutrizione, ma gode di questo, infatti non si lamenta, dice, anzi, che sta bene, quindi non chiede aiuto. Chi soffre sono invece i suoi familiari, che sono quelli che per lo più chiedono aiuto al posto suo.
L’anoressica giustifica la sua scelta di non mangiare come motivata dal desiderio di dimagrire per ottenere una forma corporea ottimale. Il suo corpo è in realtà un corpo che perde progressivamente tutte le caratteristiche della sessualità femminile. Perde le sue forme, diventa infantile, e progressivamente, ormai denutrito e scheletrico comincia ad ammalarsi e a presentare gli stessi sintomi di una menopausa precoce: il ciclo mestruale scompare, gli organi genitali si atrofizzano, cadono i capelli e talvolta anche i denti. L’anoressica realizza in questo modo il suo “desiderio segreto”, mortifero, di passare direttamente dall’età infantile a quella senile, saltando l’età fertile, fino a poterne morire, se non si interviene in tempo.
Al contrario, nella bulimia, si usa il cibo per riempirsi, al fine di compensare illusoriamente ogni vuoto interiore. La bulimia è un modo compulsivo di alimentarsi, di ingozzarsi per poi, procurandosi il vomito, svuotarsi altrettanto compulsivamente.
Il godimento della persona bulimica consiste nel dire, allo stesso tempo, “si” e “no” a tutto. Se l’anoressica esprime il rifiuto drastico e totale all’altro, alla vita, al suo essere donna e al desiderio, la bulimica sembra oscillare continuamente tra il desiderio di possedere del tutto l’altro e quello di rifiutarlo, altrettanto completamente. Mentre l’anoressia esprime la posizione del rifiuto irremovibile, la bulimia esprime la posizione dell’indecisione, della presenza e dell’assenza della domanda, dell’accettazione e del rifiuto, del pieno e del vuoto.
Il trattamento dei disturbi alimentari
La cura dei disturbi del comportamento alimentare non è semplice, in quanto, come per altri disturbi del comportamento, il paziente ne trae un godimento inconscio, come se egli si “affezionasse” al proprio sintomo.
La psicoanalisi ha permesso di comprendere che in molte forme della sofferenza umana, all’interno del sintomo e della sofferenza esiste un nucleo di intimo godimento.
Freud fu il primo ad accorgersene in quanto vide che spesso i suoi pazienti traevano anche dei vantaggi secondari dalla loro malattia, per esempio l’attenzione e l’accudimento che ricevevano dalle persone a loro vicine o l’esonero da compiti indesiderati. È proprio questo che rende spesso difficile la cura e soprattutto è questo che porta molti pazienti a resistere, a opporsi fino a sabotare la propria cura.
Oggi sono molti i casi di anoressia e di bulimia che vengono efficacemente curati attraverso un approccio integrato che unisce la psicoterapia all’apporto prezioso e imprescindibile di altre figure professionali. Il medico, e soprattutto il nutrizionista, sono fondamentali perché l’attenzione al corretto regime dietetico, la cura medica del corpo, il ristabilimento dei giusti parametri nutrizionali e il supporto alla famiglia non possono essere esclusi dal trattamento dei disturbi del comportamento alimentare.
A cura di Rossana Curatolo.

Il medico del 2022 dà in realtà delle medicine (in certi casi anche troppe) anche se la visione olistica (derivante dal greco “olos” che significa “tutto, intero, totale”, nella quale cioè l’uomo e il mondo vengono visti nell’insieme e non separati) sta lentamente recuperando “terreno”.
Ma noi non siamo Medici! e vogliamo essere i fisioterapisti del futuro, dei professionisti che si occupano di persone e non di malattie, secondo il modello bio-psico-sociale più volte citato.
“L’immagine corporea è una rappresentazione mentale del corpo che costituisce il modo in cui una persona considera la propria fisicità, come si sente di essere dal punto di vista psicofisico; P.D. Slade l’ha definita “l’immagine che si costruisce nella nostra mente della dimensione, della forma, della taglia del nostro fisico e tutti i sentimenti associati a queste caratteristiche, ma anche ai singoli distretti del nostro corpo” (dalla sito web: Starbene)
Per questa ragione, abbiamo deciso di dedicare una parte della nostra attività, delle nostre conoscenze cliniche e delle nostre tecnologie all’avanguardia, alla cura e al miglioramento dell’immagine corporea in quegli aspetti che, più di altri, possono essere legati a doppio filo, al nostro essere riabilitatori, postura, rinforzo muscolare, coordinazione motoria, tonificazione e sovrappeso.
Perché non li chiamiamo “trattamenti estetici”? Semplicemente perché ci occupiamo esclusivamente (ma non è poco!), di pancia & fianchi (stabilità e controllo posturale) e di cosce & glutei (controllo statico e dinamico).
Tonificare e snellire questi distretti permette di utilizzarli al meglio, di togliere parte del fardello in carico al sistema circolatorio periferico e cardiaco, di migliorare la quantità e la qualità del movimento.
Il progetto base si chiama Total Sculpt, è sviluppato in collaborazione attiva con la Baldan Medical Division Group, e utilizza due apparecchiature tecnologicamente avanzate.
Programma:
Una valutazione, gratuita, per pianificare il percorso di trattamento personalizzato per le specifiche necessità e aspettative (per ogni paziente si pianifica un progetto di trattamento all’interno del quale si individua l’obiettivo primario, dimagrimento o tonificazione, e quello immediatamente successivo).
Di norma non viene richiesto di seguire nessun piano di controllo alimentare, anche se, come logico, intervenire anche sulla qualità/quantità del cibo ingerito può accelerare il processo di rimodellamento.
La nostra Nutrizionista (servizio opzionale ma con costi anch’essi dedicati per chi segue il progetto base) è a disposizione per chi volesse ottimizzare il tempo e l’investimento, così come la nostra Psicologa, per chi volesse essere supportato nella “fatica mentale” di cambiare stile di vita.
Concludendo. Il nostro stare bene passa attraverso il raggiungimento di diversi obiettivi, non avere dolore è senz’altro il primo, essere efficienti e armonici, nell’attività quotidiana, sicuramente non è da meno. Piacersi un po’ di più, guardarsi allo specchio con maggior soddisfazione e concedersi un outfit al quale magari si pensava di dover rinunciare per sempre, possono però essere dei valori aggiunti che definire edonistici sarebbe senza ombra di dubbio, nel 2022, riduttivo.A cura di Dario Villa.

La ritenzione idrica è per molti un fastidioso problema che fa sentire le gambe pesanti. Per combatterla è importante seguire alcune semplici regole, vediamo quali.
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